Che cos’è l’internazionalizzazione?

Ci sono motivi ben precisi che conducono l’azienda a decidere di avviare un processo di internazionalizzazione. Prima tra tutte la volontà, o la necessità, di sfruttare le potenzialità di nuovi mercati, nei paesi esteri. Nel momento in cui l’impresa prende atto che il Mercato nazionale è in crisi, ne è un esempio il periodo che stiamo vivendo ormai da qualche anno, decide di dirigere la propria attenzione verso nuovi mercati di sbocco per i propri prodotti. Un altro motivo potrebbe essere il limite del mercato nazionale o la saturazione di un determinato settore di riferimento. Spesso le aziende sono attratte dall’avviare un processo di internazionalizzazione perché attratte dal vantaggio competitivo dei propri prodotti rispetto quelli autoctoni del nuovo mercato. Altre volte sono i vantaggi localizzativi o quelli derivanti dalle economie di scala ad attrarre le imprese ad investire all’estero. Altro fattore determinante a favorire l’internazionalizzazione è il costo molto basso delle materie prime e della manodopera che caratterizza in particolare i mercati di alcuni paesi, con particolare riferimento ai paesi in via di sviluppo. Diminuire i costi della produzione si traduce in un aumento della competitività dell’impresa e la possibilità di adottare strategie che mettano alla base la concorrenza strategica.

 

Perché le aziende decidono di avviare un processo di internazionalizzazione?

Con la definizione internazionalizzazione si definiscono l’insieme dei processi economici e finanziari che vedono le imprese interessate ad uno specifico obiettivo: investire nei mercati esteri, per conquistare nuove quote di mercato. Ci sono alcuni fattori specifici che, negli ultimi anni, hanno reso possibile l’aumento dell’export verso nuovi paesi: il considerevole aumento dei traffici e dei trasporti, la consistente riduzione del costo dei trasporti, il costante aumento dell’uso della rete informatica per la vendita dei prodotti. Attraverso il processo di internazionalizzazione le aziende decidono di rivolgere la loro attenzione prima e i loro prodotti poi, verso paesi con maggiori potenzialità di sviluppo economico e commerciale, in particolar modo i paesi in via di sviluppo.

 

Le variabili dell’internazionalizzazione Dove localizzare i primi investimenti?

Dove localizzare i primi investimenti?
Prima di procedere all’export verso nuovi paesi, l’azienda deve considerare una serie di fattori, delle variabili che, se considerate e valutate attentamente in precedenza, eviteranno investimenti sbagliati ed ovvie perdite di risorse e tempo. Il primo fattore che l’impresa dovrà valutare è la scelta di quali mercati o dell’area geografica in cui si intende esportare o vendere all’estero. Attraverso una valida consulenza strategica ed attraverso personale specializzato, sotto la supervisione di un Export Manager, l’azienda dovrà analizzare attentamente le variabili economiche che caratterizzano il mercato e l’area di riferimento. La crescita del prodotto interno lordo (Pil), così come l’andamento dell’inflazione e ancora il trend del commercio, sono tutti dati economico-finanziari da non sottovalutare, soprattutto nel periodo di analisi che precede l’internazionalizzazione.

Analizzare gli investimenti esteri
Prima di decidere in quale paese investire è necessaria una analisi dettagliata delle tendenze del commercio internazionale e degli andamenti degli investimenti nei confronti dei paesi esteri. Studiare in che modo il mercato di un determinato paese attrae un investimento diretto è un ottimo modo per capire in che maniera reagirà quel determinato mercato e gli sviluppi di crescita economica che ne conseguono.

Imposizione fiscale
Prima di investire in un paese estero, l’azienda deve considerare l’imposizione fiscale. Questa variabile ci dice molto sul territorio che incontreremo strada facendo e sulla capacità delle istituzioni autoctone di creare un ambiente favorevole agli investimenti che provengono dall’estero. Se l’azienda decide di investire sarà sicuramente attratta maggiormente da paesi che hanno una imposizione fiscale contenuta, una burocrazia facile da gestire, la liberalizzazione fiscale e giuridica.

Sviluppo del settore di riferimento
Altra variabile fondamentale riguarda il settore in cui si opera e in cui si andranno a collocare i prodotti o servizi aziendali. L’azienda che si appresta ad esportare i propri prodotti all’estero, deve valutare attentamente il segmento di mercato la riguarda. Ci sono settori di mercato che si presentano saturi, per questo sarebbe inutile andare a collocare altri prodotti sui generis. Potrebbe anche succedere il caso opposto, cioè che ci sia particolare domanda di un determinato prodotto e che quindi siano generate opportunità di sub fornitura da parte delle aziende in un particolare settore.

 

Gli obiettivi dell’azienda durante la internazionalizazzione

Le aziende che decidono di esporsi ai nuovi mercati ed avviare un processo di internazionalizzazione devono prima di tutto fissare degli obiettivi ed una strategia che consenta loro di raggiungerli con un team di risorse e un budget di denaro che sia anticipatamente stabilito. Le aziende devono anche prendere in considerazione un piano dettagliato che preveda: lo sviluppo di una strategia sul breve periodo con obiettivi minori, una strategia da sviluppare sul lungo periodo con le finalità più impegnative.
L’insieme degli obiettivi che l’impresa vuole raggiungere non possono tralasciare l’analisi sia giuridica che economica dei Mercati esteri in cui si vuole investire. L’azienda che vuole lanciarsi in un progetto di internazionalizzazione deve innanzitutto avvalersi della consulenza strategica fornita da risorse altamente qualificate che consentano lo sviluppo di un quality management indirizzato verso il raggiungimento delle finalità prestabilite. La mancanza di una strategia ben studiata o del coordinamento sulle attività e sugli step da seguire, può incidere negativamente con conseguenze immediate come l’aumento dei costi e la diminuzione dei profitti derivanti dall’investimento.

 

Internazionalizzazione e Delocalizzazione: quali differenze?

Le strategie definite rispettivamente Internazionalizzazione e Delocalizzazione sono spesso usate come sinonimi indistintamente, ma sono due termini che vanno ad identificare due processi differenti. La delocalizzazione identifica il trasferimento totale o parziale della produzione aziendale in aree produttive che hanno bassi costi di produzione. Le aree di maggior interesse a cui guardano le aziende che decidono di Delocalizzare sono i mercati emergenti, che consentono di aumentare la produzione riducendone notevolmente i costi ed offrire quindi agli utenti finali prodotti a prezzi molto più competitivi. L’internazionalizzazione si differenzia dalla de-localizzazione sia per i differenti obiettivi finali che per l’impiego delle risorse. In questo caso l’obiettivo dell’impresa è quello di aprire direttamente nuove attività di produzione in nuovi paesi, soprattutto emergenti, perché presentano potenzialità maggiori di sviluppo sia economico che commerciale.